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| Niklaus Lundsgaard-Hansen, come ha vissuto i primi cento giorni trascorsi dalla sua elezione a presidente centrale del Touring Club Svizzero? Mi sono immerso velocemente nel mondo del TCS, il quale non è sempre visibile dall’esterno. Mi sono sentito subito a mio agio e già durante le prime settimane dalla mia nomina mi sono riunito con i collaboratori della sede centrale di Ginevra-Vernier, delle strutture esterne decentrate e di numerose sezioni cantonali. A questo si sono aggiunti numerosi colloqui interni ed esterni. Ho inoltre allacciato svariati contatti con i giornalisti. E in tal modo ho potuto far sentire all’opinione pubblica la voce del Touring Club Svizzero. Ha già individuato chiaramente alcuni temi prioritari? All’interno dell’azienda e dell’organizzazione del TCS per me è importante riuscire a sfruttare lo slancio che il club ha ottenuto grazie ad una chiara strategia. La concorrenza ai nostri servizi è sempre maggiore. Vogliamo offrire nuovi prodotti ai nostri soci e migliorare quelli esistenti. Sono convinto che riusciremo in questo intento. Sul fronte politico ci sono affari importanti in cui il Touring Club Svizzero intende giocare un ruolo determinante, nell’interesse dei soci. Penso soprattutto alle diverse iniziative popolari che vertono su questioni fondamentali, e al finanziamento a lungo termine del nostro sistema dei trasporti. In questo ambito, si tratta di fissare le giuste priorità. È pendente un’iniziativa popolare che vuole destinare più risorse ai trasporti pubblici, a scapito della strada. Qual è la sua posizione in proposito? Sono un deciso sostenitore della politica integrata dei trasporti. Abbiamo bisogno di tutti i mezzi di trasporto esistenti, vale a dire della circolazione stradale, della ferrovia e dei trasporti pubblici su strada. Soprattutto negli agglomerati urbani si vede che il nostro sistema già oggi ha raggiunto i limiti di capacità. Il Touring Club Svizzero vuole ampliare i distinti mezzi di trasporto per soddisfare la domanda dei soci, di tutta la popolazione e dell’economia. Per questo motivo è controproducente se un’iniziativa crea un conflitto tra strada e ferrovia oppure, rispettivamente, tra traffico privato e trasporti pubblici. Sono perciò contrario a questa iniziativa. Per contro, dobbiamo costruire un’alleanza tra tutti coloro che sono interessati alla mobilità, per assicurare che vengano sviluppate le soluzioni per il futuro. L’alleanza deve combattere i tagli finanziari della Confederazione e dei Cantoni ed assicurare crescite sufficienti per gli investimenti. Cosa pensa della cosiddetta iniziativa popolare "anti 4x4", peraltro già depositata? Questa iniziativa fa leva soprattutto sulle emozioni e sui simboli. Secondo il TCS, essa crea unicamente illusioni. Infatti, l’iniziativa popolare non è in grado di risolvere realmente i problemi concernenti le emissioni di CO2 ed i cambiamenti climatici. Il TCS è dell’idea che la Svizzera debba partecipare sia da un profilo tecnico che generale agli sforzi volti a risolvere i problemi in atto a livello europeo. Si tratta di ridurre le emissioni di CO2 dei veicoli a motore. La Svizzera deve assolutamente esserci e sostenere questo regime. In tal modo tutti i veicoli, e non solo alcune categorie, produrrebbero meno emissioni inquinanti. L’impatto sarebbe quindi maggiore rispetto ad un divieto di determinati modelli o alla riduzione del limite di velocità per le vetture più vecchie. Secondo lei, su quali temi politici il Touring Club Svizzero dovrà impegnarsi in modo particolare? Un dossier importante è quello dei progetti concernenti il traffico negli agglomerati. Nei prossimi anni saranno prese decisioni importanti, relativamente ai progetti finanziati dalla Confederazione. Il TCS si impegnerà affinché venga assicurato il finanziamento delle strade di circonvallazione degli agglomerati e il potenziamento delle autostrade. È, infatti, di importanza fondamentale eliminare le strettoie dalla rete delle strade nazionali. Si intravede già oggi che i mezzi finanziari del Fondo per l’infrastruttura sono molto limitati, se non addirittura insufficienti. È, quindi, essenziale stabilire chiare priorità, eseguire rapidamente i lavori ed iniziare da dove esiste una grossa richiesta di mobilità. Noi del Touring Club Svizzero ci impegneremo per trovare nuove forme di collaborazione tra lo Stato, i cittadini contribuenti ed i responsabili delle infrastrutture dei trasporti, e questo sia per quanto riguarda i trasporti pubblici sia in materia di circolazione stradale, al fine ultimo di stimolare ulteriori investimenti nel settore della mobilità. Ed infine: cosa pensa dei progetti per introdurre il road pricing? Un rincaro, localmente limitato in alcune città, dei costi che gravano sul traffico stradale allo scopo di ridurre il numero di automobili all’interno dei centri cittadini, implica enormi dispendi tecnici ed amministrativi, ma senza produrre effetti rilevanti. A lungo termine, sono forse ipotizzabili prezzi differenziati per i chilometri percorsi a dipendenza dell’ora, del giorno e del luogo. Ciò qualora le entrate dei dazi sui carburanti dovessero diminuire a causa del calo dei consumi. |
| Lundsgaard-Hansen a proposito di… |
| … secondo traforo autostradale al San Gottardo: "È importante per ragioni di sicurezza. Necessita però di un ulteriore finanziamento". … ferrovia in Svizzera: "In generale ha un livello eccellente, è riconosciuta e non vi si può rinunciare. In futuro è necessario approfondire il partenariato tra strada e ferrovia". … circolare in autostrada: "Per me è piacevole quando c’è poco traffico. Quando le autostrade sono intasate, circolarvi diventa stressante oltre che pericoloso. Le strettoie vanno eliminate al più presto". Intervista: Heinz W. Müller |
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